Il coraggio di immaginare il domani

C’è un esperimento che dovremmo fare più spesso: chiudere gli occhi e provare a immaginare il Ticino fra trent’anni. La prima immagine viene facile: cambiamenti climatici, costi crescenti, intelligenza artificiale, lavoro trasformato, una società più anziana e forse più fragile. Poi proviamo a immaginare altro: un Cantone dove i giovani abbiano ancora voglia di restare, gli anziani non siano condannati alla solitudine, le città siano più vivibili e la tecnologia serva ad ampliare, non a restringere, la libertà delle persone.

Qui l’esercizio si fa più difficile. È un segnale. Abbiamo smesso di immaginare il futuro come una promessa e abbiamo imparato a descriverlo come una minaccia. Per due secoli abbiamo coltivato l’idea che il domani potesse essere migliore dell’oggi. Oggi sembriamo soprattutto capaci di immaginare come il mondo potrebbe finire.

Forse non abbiamo perso la fiducia nel progresso. Abbiamo perso la capacità di indicargli una direzione umana. Questa non è una questione di ottimismo o pessimismo. È politica.

La modernità ci ha consegnato un principio fondamentale: l’individuo è una persona autonoma, titolare di diritti e responsabile delle proprie scelte. È una delle grandi conquiste della civiltà occidentale e il cuore della tradizione liberale: nessun potere deve decidere al posto nostro ciò che possiamo pensare, dire o diventare. Ma individuo libero non significa individuo solo.

La libertà non è vivere come se gli altri non esistessero. È poter scegliere assumendosi la responsabilità delle conseguenze. E significa riconoscere che esistono beni che non appartengono esclusivamente a qualcuno: la fiducia, l’ambiente, la sicurezza, lo spazio pubblico, la coesione sociale.

Anche il futuro del Ticino dovrebbe essere discusso partendo da qui. Documenti come «Prospettiva 2040» possono offrire scenari e obiettivi.

Ma nessun documento costruirà il futuro al posto nostro. Servono cittadini che partecipano, discutono e si assumono responsabilità.

Lo stesso vale per la tecnologia. L’intelligenza artificiale sta rendendo disponibile una quantità di conoscenza impensabile fino a pochi anni fa. Maproprio quando sapere diventa più facile, diventano più preziose le capacità che nessuna macchina può sostituire: ascoltare, comprendere, esserci, costruire relazioni.

La tecnologia può moltiplicare le nostre capacità. Non può decidere quale società vogliamo essere.

Qui si misura anche la sfida del liberalismo. Non difendere nostalgicamente il mondo di ieri, ma difendere la libertà dentro il mondo di domani.

Tenere insieme libertà e responsabilità, innovazione e dignità della persona, interesse individuale e appartenenza a una comunità.

Il futuro non è scritto. È aperto. Ma c’è un rischio: se rinunciamo a immaginare un futuro migliore, saranno le paure, le inerzie e gli automatismi a immaginarlo per noi.

Per questo il primo dovere della politica non è promettere il futuro. È restituire alle persone il coraggio di immaginarlo.

Perché una società libera non è soltanto quella che lascia agli individui la possibilità di scegliere. È quella che permette loro di credere che, scegliendo, possano ancora cambiare il mondo.

Matteo Quadranti, Corriere del Ticino, 24 settembre 2026